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lunedì 25 aprile 2011

La Puerta di Hayu Marca

Ci troviamo a circa 1300 km a sud est di Lima, in Perù, presso le rive del lago Titicaca, anno 2010.
Su un altopiano dalle singolari conformazioni rocciose si trova un santuario dove ancora oggi gli sciamani compiono rituali e offrono preghiere, come fanno ormai da generazioni.

Questa struttura è conosciuta come la "Puerta de Hayu Marca" o la "Porta degli Dei" o anche "Porta delle Stelle": una porta gigantesca scavata nella solida roccia di granito rosso che si trova letteralmente in mezzo al nulla, a oltre 4000 metri di altitudine.
Questa roccia ha un gigantesco rettangolo intagliato dove al centro, in basso è presente una nicchia che sembra proprio rappresentare una porta. La sola visione di tutto il complesso lascia assai perplessi.
Nonostante apparentemente si tratti di un portale nella roccia che non conduce da nessuna parte, un'interessante leggenda Inca tramandata da moltissime generazioni lo descrive invece come una porta capace di trasformarsi in un vero e proprio portale di accesso.

Fig. 1: Vista frontale della Porta di Hayu Marca

Secondo la leggenda Inca, pare che il primo re-sacerdote, Aramu Muru, abbia attraversato il portale grazie ad un oggetto speciale che ne attivava l'apertura, trasformando la pietra in uno stargate; questo stargate sarebbe quindi stato attivato con l'aiuto di un disco d'oro. Un disco d'oro "caduto dal cielo", capace di aprire un portale interdimensionale se inserito in un particolare punto nascosto: il re lo attraversò e nessuno lo rivide mai più. Lo sciamano che assistette fu testimone dell'intero evento e lo riferì.
In effetti gli archeologi hanno scoperto un piccolo avvallamento al centro della nicchia più piccola ed è facilmente visibile da chiunque vi si avvicini alla porta.
C'è chi ipotizza che il punto in cui si trova questa depressione era il punto effettivo in cui fu inserito il disco d'oro. Non è un caso se ancora oggi parte dei rituali degli sciamani consiste nel raccogliere delle pietre di forma rotondeggiante e compiere con esse dei movimenti rotatori all'interno della depressione.
Pare quindi che chiunque possedesse la chiave avrebbe potuto stabilire un contatto con gli dei oppure invocarli.

Fig. 2: Particolare della nicchia

Se accettiamo l'ipotesi che queste antiche civiltà chiamavano "dei" coloro che "dal cielo discesero sulla Terra", allora è possibile che il disco d'oro fosse un congegno extraterrestre con cui era possibile viaggiare dalla Terra ad un altro posto nell'Universo.
Sempre secondo la leggenda locale, questi re-sacerdoti, noti come "fratelli dello spazio", pare venissero da altri mondi: ci troviamo quindi di fronte ad una forte analogia con gli Anunnaki che regnarono per millenni prima di andarsene definitivamente. 
Erano quindi gli Anunnaki che provenivano dal loro pianeta Nibiru attraverso la porta degli dei?
Ad infittire il mistero, esistono altre leggende simili a quella già descritta, facenti parte della cultura Lupaka che, si dice, abbia contribuito alla costruzione di questa porta. A quel tempo, circa intorno al 700-500 a.C., in questa zona tra il Perù e la Bolivia esistevano due civiltà vicine ma rivali tra loro: i Tiahuanaco e i Lupaka (questi ultimi derivanti dagli Aymara, ma con abitudini molto ribelli e bellicose).
Se osserviamo la Porta degli Dei noteremo subito una forte somiglianza con la celebre Porta del Sole di Tiahuanaco:


Fig. 3 e 4: la Porta degli Dei e la Porta del Sole messe a confronto

Secondo la cultura locale quando i Lupaka si instaurarono la Porta degli Dei già esisteva da moltissimo tempo, ma aveva una struttura molto più semplice e rudimentale; furono i Lupaka stessi a perfezionarla col fine di rivendicare la loro potenza nei confronti dei vicini Tiahuanaco.
Oggi la popolazione autoctona chiama questo posto la Porta del Diavolo e manifesta un certo timore nel costruire abitazioni nelle vicinanze della porta; infatti non è presente neanche una singola casa!
La spiegazione sta nelle leggende narrate su questa porta e sul loro comune denominatore: persone o entità provenienti da un luogo lontano, dalle stelle.
Ecco descritta un'altra leggenda locale:

Una notte un gruppo di musicisti, dopo una festa con amici, si trovava in cammino nei pressi della porta. Ad un tratto, man mano che si avvicinavano, si accorsero che la porta era in realtà aperta e videro un uomo dal strano aspetto che li invitava dentro la sua dimora per un festa. L'uomo infatti era molto alto, con lunghi capelli biondi, una caratteristica molto diversa in queste zone del Sudamerica.
I musicisti un po' spaventati rimasero allo stesso tempo affascinati dalle luci, dal clima festoso, in un contesto in cui tutto era incantevole, bello e invitante. Così accettarono ed entrarono insieme allo "straniero", tranne uno che, nel momento in cui i suoi compagni stavano entrando, si fermò un attimo ad orinare dietro una roccia; quando egli terminò si accorse che la porta era chiusa e tutte le luci, la musica, la festa svanirono.
Bussò disperatamente invano tutta la notte, per ore ed ore, invocando i suoi amici, al punto di ritrovarsi con tutte le nocche delle mani sbucciate; l'indomani degli amministratori del posto trovarono l'uomo ancora in preda alla disperazione, urlante, che si mise a raccontare quello che era successo ai suoi amici. Ma gli amministratori videro le pessime condizioni psico-fisiche dell'uomo e scambiandolo per un povero pazzo non gli credettero e se ne andarono.

Secondo i teorici degli antichi astronauti, questa porta era un'estremità di un tunnel spazio-temporale, una sorta di portale che collega ad un'altra parte dell'Universo o ad un'altra dimensione.
Esistono molti manufatti antichi di persone che attraversano passaggi o strane fonti di energia e bisogna tenere conto che gli uomini dell'antichità non conoscevano la tecnologia, proprio come noi oggi cerchiamo di capire se è possibile realizzare un tunnel gravitazionale.
Quindi è sostanzialmente una sorta di corridoio tra la nostra dimensione e un'altra.
Come detto all'inizio dietro la porta è presente soltanto roccia e nulla che possa far pensare ad un passaggio fisico.
Tuttavia proprio nel lato posteriore della roccia è presente una cavità abbastanza ampia, in cui sono raffigurate delle pitture rupestri molto antiche che raffigurano delle vere e proprie griglie rettangolari:

Fig. 5: La cavità posta sul retro della porta
Fig. 6: Particolare delle pitture rupestri

Ciò che colpisce è che nel contesto dei bordi della cavità sono state scavate fisicamente le stesse figure che sono state disegnate, ovvero delle griglie su base rettangolare: la precisione con cui sono state definite è tale da lasciare perplesse anche le guide del posto. Dal momento che è accertato che questi artefatti sulla roccia siano di origine molto antica viene da chiedersi se c'è una correlazione con la porta. Un tentativo degli antichi di capire cosa c'era realmente dietro quella montagna in seguito agli strani eventi che vi accadevano?

Fig. 7: Le incisioni "a griglia" sulla roccia

Rimane un quadro riassuntivo molto enigmatico: 
- una struttura che è da sempre conosciuta come un passaggio in un altra dimensione, costruita su delle formazioni rocciose singolari e uniche nel loro genere;
- delle leggende ad essa legate che si riconducono tutte al legame uomo - dei - stelle;
- la popolazione locale condizionata dalla presenza di questa struttura e che afferma che ancora oggi, solo in particolari notti, la porta si apre e gli "uomini" bianchi, alti e biondi vi escono e poi scompaiono;
- la presenza di antichi artefatti umani sulla roccia proprio sul retro della porta che sembra non avere spiegazioni.



Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Tiahuanaco
http://peruahora.files.wordpress.com
Foto e documentazione personali

mercoledì 13 aprile 2011

Antichi Astronauti a Hollywood

Nel 2009 è uscito nelle sale cinematografiche il film "Il Quarto Tipo", scritto e diretto da Olatunde Osunsanmi. Basato sul fenomeno dell'abduction (o incontro ravvicinato del quarto tipo), il film descrive degli insoliti casi di contatti con esseri alieni che la popolazione di una cittadina chiamata Nome, in Alaska, ha subito da oltre quarant'anni. 
Che il film sia effettivamente basato su una storia vera o meno, è interessante l'idea del regista di introdurre il tema riguardante la teoria degli antichi astronauti che insieme alla vicenda personale del protagonista, la dottoressa Abigail Tyler, forma il filo conduttore di tutto il film.
A fronte dell'abile mescolanza del regista di fiction e documentario, l'evidente correlazione del film con l'antica cultura sumera affiora senza troppa fretta per poi giungerne all'effettiva descrizione che in pochissimi secondi viene puntualizzata:




Inoltre, durante una registrazione audio che rivela una vera e propria abduction vengono incluse delle frasi che esprimono il linguaggio degli alieni di cui è possibile ricavarne una traduzione, ovvero la lingua sumera antica. Pur essendo un prodotto cinematografico a parer mio ben riuscito, i frammenti di parole che si vengono a identificare sono davvero sconcertanti; ecco le parole tradotte con accanto quelle originali:
"[...] la nostra creazione." (KI.ULUTIM); "[...] esaminare" (IGI); "[...] rovinare o distruggere" (GU)
E' interessante che anche nella fiction di questi ultimi anni riecheggi la teoria degli Anunnaki creatori.
E' anche vero che a causa dell'avvicinarsi del 2012 i media, la stampa e il grande schermo ricalcano ogni ipotesi possibile sul futuro più prossimo che verrà, a volte con ingredienti del tutto azzardati e fantasiosi, altre riprendendo come guida la storia antica.
Il "Quarto Tipo" non ha niente a che vedere con la fine del mondo e simili.
Anzi, tratta un argomento che ha ragione di esistere grazie a numerosissime testimonianze sia recenti sia più antiche; basti pensare al sogno di Giacobbe (Genesi, 28) che subito balza all'occhio l'evidenza di un incontro ravvicinato con esseri non terrestri, gli Elohim (termine usato dalla Bibbia che corrisponde al plurale di El e riconducibile agli Anunnaki) che "salgono e scendono dalla scala, la cui cima raggiunge il 
cielo". Giacobbe, consapevole che si è trattato di un incontro con gli emissari di Elohim, esclama quindi: 

"Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo!"

Secondo i testi sumeri vi erano diverse classi di emissari divini, analogamente a quanto sta scritto nella Bibbia.
Senza elencarli tutti, soffermiamoci sugli emissari chiamati Gallu (o anche conosciuti come "demoni"), ovvero gli esseri guardiani generati per mano degli dei: essi venivano descritti come esseri androidi, dal sesso non definito, che "tengono in mano un bastone e un'arma al fianco"; non hanno per nulla sembianze umane, poiché carne esangue non sono presenti:

"Non hanno né madre né padre, non conoscono l'acqua e il cibo e volano nei cieli della terra come guardiani."

Tutto ciò ricorda moltissimo i cosiddetti "grigi": anche loro dall'aspetto umanoide ma decisamente diversi dall'essere umano, dalla pelle che sembra plastica, dal sesso indefinito e con comportamento simile agli androidi.


E' possibile che i Gallu possano essere tornati anche in epoche recenti? In altre parole, gli Anunnaki cercano forse di compiere studi e interagire col genere umano mediante gli "emissari" da loro creati artificialmente?
Dal momento che, secondo quanto scritto dai Sumeri, l'uomo è stato concepito come un vero e proprio prodotto di ingegneria genetica da parte degli Anunnaki, è possibile quindi che "loro", in nostri creatori, vogliano compiere costantemente studi sull'evoluzione del nostro genoma e sulle sue eventuali variazioni (si pensi anche ai casi di fecondazione artificiale nei confronti di donne rapite)?



Fonte:
Zecharia Sitchin: "La Bibbia degli Dei" - 2007 Edizioni Piemme
Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Grigi
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mercoledì 6 aprile 2011

Enuma Elish: Quando nell'alto...


L'enuma elish rappresenta il più antico testo scritto documentato sulla creazione, in lingua babilonese e derivante da una versione originale sumera ancora più antica.
I protagonisti sono gli dei che, attraverso battaglie e divine alleanze, donano all'opera una struttura epica e avvincente, con tanto di ribellioni, uccisioni e trionfi.
I sumeri volevano descrivere la creazione di tutte le cose in chiave "mitologica", ma nello stesso tempo conoscevano perfettamente il Sistema Solare e la sua origine. Anzi, conoscevano qualcosa che oggi noi stentiamo a credere: la presenza di un pianeta chiamato Nibiru.
L'enuma elish riesce a conformare le vicende degli dei e le loro battaglie rispettivamente alla fisica dei corpi celesti e alle loro collisioni, tanto per fare un esempio.
I nomi degli dei sono attribuibili ai nomi dei pianeti; le azioni degli dei, le loro decisioni, le loro alleanze, le uccisioni coincidono incredibilmente con i moti dei corpi celesti, con le attrazioni reciproche dovute alle forze di gravità, con le loro orbite, con le loro inevitabili collisioni.
Si ottiene così un forte parallelismo tra epica e documentazione scientifica di cosmologia.
Ecco il risultato:
Enuma elish la nabu shamamu
Shaplitu ammatum shuma la zakrat
Quando nell'alto il cielo non aveva ancora un nome
[E] in basso anche la solida Terra non aveva nome
Questo è l'inizio dell'Enuma Elish, l'epica babilonese della creazione che spiega le origini del Sistema Solare, rivela l'esistenza del pianeta Nibiru, descrive l'arrivo degli Anunnaki sulla Terra e la creazione dell'uomo.
Differentemente dall'idea comune che si tratti di un opera mitologica e fantasiosa, l'Enuma Elish rappresenta un vero e proprio trattato di astronomia, dove Zecharia Sitchin è stato il primo ad intuire che le successive versioni sulla Creazione, Bibbia compresa, facciano senza alcun dubbio riferimento a quest'opera babilonese.
L'intero testo sacro, basato su un precedente testo originale sumero, fornisce quindi una dettagliata descrizione di tutto ciò che esisteva prima dell'essere umano e della Terra.
La narrazione ha come tema le battaglie degli dei celesti, intesi come pianeti e corpi celesti, ma che vengono descritti come entità viventi.
Il Sistema Solare iniziò a prendere forma con solo tre attori celesti: un Apsu primordiale, il suo compagno Mummu e un'entità divina chiamata Ti.amat.
L'unione delle acque di Tiamat con il maschio Apsu generò gli dei celesti, i pianeti, e ne risultò così il Sistema Solare:
Sole - Apsu
Mercurio - Mummu
Venere - Lahamu
Marte - Lahmu
Tiamat - Tiamat
Giove - Kishar
Saturno - Anshar
Il futuro Plutone - Gaga
Urano - Anu
Nettuno - Ea/Nudimmud
Inizialmente il Sistema Solare era instabile e caotico, dove le orbite dei pianeti non erano ancora stabilmente definite. Questa diventava la premessa per l'inizio della battaglia celeste: la continua instabilità dei pianeti (gli dei celesti) provocò turbamento a Tiamat e lo spinse a formare la sua terribile "schiera", formata dai suoi satelliti (i "draghi ruggenti, ammantati di terrore"). Tale situazione, generando ulteriore pericolo e disordine, spinse Ea/Nettuno, il pianeta più esterno, a riequilibrare il Sistema Solare e inviarvi un pianeta (“un dio celeste più grande”) che veniva da lontano. Era un pianeta pieno di splendore, di nome Nibiru (Marduk per i babilonesi), coinvolto direttamente nella battaglia celeste che descrive il testo: a causa del senso orario di rotazione della sua orbita, opposto a quello di tutti gli altri pianeti, Nibiru/Marduk sarà destinato a collidere inevitabilmente con Tiamat.
Il superbo Marduk quindi si stava avvicinando al Sistema Solare:


Soggetto alla trazione gravitazionale di Nudimmud/Nettuno ed entrando sotto l'influenza degli altri pianeti, lo "straniero" venuto dall'esterno curvò il proprio corso verso il centro del sistema solare. I pianeti più esterni gli affidarono il ruolo di eroe supremo della battaglia e gli fornirono i "terribili venti" (i satelliti) che sarebbero accorsi in suo aiuto. 
In quel momento un satellite di Anshar/Saturno (il suo consigliere divino) chiamato Gaga diventò il pianeta Plutone: inviato in missione verso gli altri corpi celesti per appoggiare l'impresa di Marduk, fece ritorno girando all'indietro e dirigendosi accanto a Ea/Nettuno; da qui si spiega la sua insolita orbita inclinata che a volte lo porta fuori e a volte dentro l'orbita di Nettuno. I Sumeri lo chiamavano Ushmu ("colui che ha due facce") e veniva raffigurato come un dio con due facce contrapposte, una che guardava avanti e una indietro: ponendosi di fronte a Nettuno, egli lo guarda in due diverse direzioni, proprio come la sua stessa orbita "vede" Nettuno a seconda del suo percorso.
Due erano quindi i fronti opposti coinvolti:
1. Tiamat, con i suoi ruggenti satelliti
2. Marduk/Nibiru con l'appoggio dei pianeti più esterni, quali Ea, Anshar, Lahmu, Lahamu e Kishar.
Tiamat, come detto prima, godeva della sua forte schiera di satelliti, dei quali Kingu era il più grande di tutti e venne nominato comandante della schiera: a lui venne promesso come ricompensa di “unirsi alla schiera degli dei con un suo proprio destino”, ovvero di diventare un pianeta con una propria orbita.
Marduk invece godeva di un arsenale basato sull'appoggio degli alleati: i quattro satelliti che aveva ottenuto da Anu/Urano (“Vento del Nord, Vento del Sud, Vento dell'Est e Vento dell'Ovest”) più tre ottenuti dal gigante Kishar/Giove (“Vento del Male, Turbine del Vento, Vento senza pari”). Sette in tutto.
A Marduk, grazie al sostegno degli dei celesti alleati, fu quindi promesso il titolo di eroe della battaglia e un destino celeste supremo, ovvero un'orbita più grande di tutti gli altri pianeti.
Tutto era pronto, la battaglia celeste tra Tiamat e Marduk stava per avere inizio.
Il Signore distese la sua rete per intrappolarla,
le scagliò in faccia il Vento del Male, che gli stava dietro.
Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo,
le scatenò contro il Vento del Male, così che lei non riuscì a
richiudere le labbra.
Lo scontro fra i due pianeti avvenne in due fasi ben distinte:

Prima fase: Marduk attacca Tiamat con i suoi venti (satelliti), "spezzandole il cuore" e "spegnendo il suo soffio vitale". Kingu, pronto a diventare un pianeta a tutti gli effetti, viene condannato ad essere un Dug.ga.e ("circolatore senza vita", quindi senza atmosfera), poichè Marduk imprigionandolo, gli rubò la "Tavola dei destini". Esso diventerà quello che noi oggi conosciamo come la nostra Luna.
I feroci venti caricarono il suo ventre,
il suo corpo era disteso, la sua bocca spalancata.
Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre,
penetrò nelle sue viscere e le spezzò il cuore.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Seconda fase: completata la prima orbita e quindi la prima fase, Marduk ritorna da Tiamat ormai "sottomesso" ed entra in collisione diretta, aprendola in due. La metà superiore (il "cranio") di Tiamat diventerà il nostro pianeta Terra, mentre la parte inferiore viene ridotta in frantumi che, legati tra loro come un bracciale, andranno a formare la fascia degli asteroidi (il “bracciale martellato”).
Il pianeta Terra contiene ora il seme del DNA di Marduk, ottenuto con la collisione con Tiamat, e nella sua nuova orbita si porta con sé l'inanimato Kingu per farne la propria Luna.
Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat.
Con la sua arma le tagliò di netto il cranio;
recise le arterie del suo sangue
e spinse il Vento del Nord a portarla
verso luoghi sconosciuti.
L'altra metà di lei
egli innalzò come un paravento per i cieli.
Piegò la coda di Tiamat
fino a formare la Grande Fascia come un bracciale.
Incastrando insieme i pezzi,
li appostò come guardiani.

In questo momento, sempre secondo il testo babilonese, "Marduk" fece del sistema solare la sua dimora e si afferma per sempre come pianeta Nibiru, il pianeta dell'attraversamento, con la sua orbita di 3600 anni terrestri.
Tutte le volte che Nibiru si è avvicinato al pianeta Terra, dove un tempo orbitava Tiamat, è stato sempre descritto come un pianeta radiante, pieno di luce ed è per questo che viene spesso rappresentato con una croce.
Ai giorni nostri, viene spesso chiamato “Pianeta X”, mentre quando ancora Plutone era considerato pianeta del Sistema Solare, veniva chiamato il “Dodicesimo Pianeta”, contando anche Sole e Luna.




Fonte:

Zecharia Sitchin : "Quando i Giganti abitavano la Terra" - 2009 Macro Edizioni
Zecharia Sitchin: " Le cronache terrestri rivelate" - 2011 Edizioni Piemme

domenica 3 aprile 2011

Anunnaki: coloro che dal Cielo scesero sulla Terra

Circa 445 000 anni fa sul nostro pianeta Terra discesero gli Anunnaki, provenienti dal pianeta Nibiru.
Il loro obiettivo principale fu quello di ricavare dell'oro, minerale ideale che serviva agli Anunnaki stessi per proteggere e ripristinare l'atmosfera critica del loro pianeta.
Riscontrarono nell'Africa sud-orientale un'ottima fonte di quel prezioso minerale, grazie alle sue ricche miniere e si misero quindi all'opera. Ben presto però si accorsero che il duro lavoro che svolgevano per estrarre l'oro cominciava a diventare insostenibile e cominciarono così a susseguirsi una serie di ammutinamenti verso i loro superiori.
La soluzione al problema fu quella che oggi noi chiamiamo la Creazione del primo uomo: venne mescolato il DNA degli Anunnaki con quello degli uomini primitivi allora esistenti e si ottenne così il risultato, l'homo sapiens, noi.
Inizialmente dunque l'homo sapiens fu creato come schiavo per compiere i loro duri lavori, ma col passare del tempo gli venne tramandato il sapere degli Anunnaki, chiamati ora "dei" dall'uomo stesso, che includeva le conoscenze della scienza e della tecnica, come per esempio l'astronomia.
All'uomo venne anche insegnata la civiltà: ed ecco che "improvvisamente", "inaspettatamente", comparve la prima civiltà a noi conosciuta, quella Sumera.
Grazie alla conoscenza della scrittura i Sumeri ci hanno lasciato importantissime testimonianze di ciò che accadde nella notte dei tempi: dalla creazione del sistema solare alla creazione del primo Adam, dall'avanzata conoscenza dell'astronomia al Diluvio Universale.
Tutto è testimoniato. Tutto è scritto. Tutto è stato però comodamente mitizzato, ritenendo che ogni cosa scritta o raffigurata che non rispondesse ai canoni comunemente accettati non fosse altro che pura invenzione, frutto dell'immaginazione creativa dell'uomo.
Da civiltà a civiltà, tutta la sapienza è stata tramandata e il legame col cielo e le stelle è sempre stata una peculiarità assai forte tra i popoli antichi, ma anche ai giorni nostri.
Il tutto è sempre legato ad un unico filo conduttore: tornerà(nno)?
I Sumeri già sapevano dell'esistenza di Nibiru: lo testimoniano i loro scritti e le loro raffigurazioni.





L'uomo moderno invece continua a rimanere cieco di fronte a tante evidenze, fugge dalla terribile ipotesi che la storia non è andata come gli è sempre stata insegnata, fugge dalla paura di perdere la fede a ciò che è abituato a credere.
Dei come An, Enki, Enlil e Ninhursag sarebbero stati pura invenzione, pura immaginazione di una civiltà primitiva che incredibilmente fiorì con conoscenze straordinarie.
Vicende e fatti come il Giardino dell'Eden o il Diluvio Universale sono fatti semplicemente incredibili, ma realmente accaduti!
Dal momento che non si vive solo di affermazioni ma anche di dimostrazioni, cercherò di analizzare i punti salienti dei più grandi studiosi in materia di paleocontatto.
Stay tuned.

giovedì 31 marzo 2011

Repliche antiche.

Salve a tutti, sono un grande appassionato di tutto ciò che riguarda la più misteriosa e affascinante domanda che almeno una volta nella vita a tutti è sorta: ma noi perché siamo qui?
Ci sarebbe molto da dire a riguardo, ma la piega che prenderà questo blog si appoggerà prevalentemente a quelle teorie "cielo-terra" e viceversa che danno tanto fastidio alla società moderna e che chiunque sarebbe pronto a catalogare col termine "sciocchezza".
Dal momento che l'argomento è unico nel suo genere, mi sento in dovere di mirare all'obbiettivo che è di mio primario interesse, ovvero la ricerca di conferme di tutto ciò che è inerente alla teoria degli antichi astronauti.
Ciò significa tutto e niente, vero? Io invece sono dell'idea del tutto, perché dietro a questo c'è una mole di informazioni impressionante che troppo spesso vengono lasciate abbandonate con non poco timore da chi di dovere.
Perché questo blog si chiama "La storia si ripete"? Perché passato, presente e futuro sono strettamente collegati tra loro grazie alla storia. L'altra metà della risposta giungerà spontaneamente a chiunque abbia abbastanza apertura mentale da non chiudersi soltanto in ciò che l'accademico insegna.

Il mio intento è descrivere, analizzare, illustrare e condividere i vari aspetti di tutto questo "mondo". Sono consapevole che molti sono i siti online che trattano questi argomenti (che alla fine sono spesso gli stessi) e non ho la presunzione di lanciare l'innovazione di chissà che teorie simili.
Semplicemente faccio tutto questo per pura passione personale che da anni ormai coltivo leggendo e informandomi senza sosta, passando dai libri a Internet ai viaggi.

Concludendo la mia presentazione, vi auguro una buona e costruttiva navigazione.